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Qual è l’olio migliore per impastare le focacce? Scelte a confronto per croccantezza estrema

📅 26 Agosto 2026✍️ di Valentina Pagliani⏱️ 4 min di lettura

La focaccia perfetta inizia dall’olio. Non è una questione di marca o prezzo, ma di comprensione di come questo ingrediente fondamentale interagisce con l’impasto durante la preparazione e la cottura. In trent’anni di cucina, ho imparato che la scelta dell’olio determina davvero la differenza tra una focaccia banale e una che rimane croccante al palato e al tatto, persino il giorno dopo.

L’olio extravergine di oliva: il classico che non tradisce

Quando mi trovo al mercato rionale di Campo de’ Fiori, la mia prima tappa è sempre dal fruttivendolo che vende anche olio locale. L’extravergine di oliva è il punto di riferimento per chi prepara la focaccia come la faceva mia nonna, con quella semplicità romana che non ammette compromessi.

L’extravergine ha una percentuale di acidi grassi inferiore allo 0,8%, il che significa che supporta bene le alte temperature del forno senza degradarsi troppo. Questo aspetto è cruciale: quando l’olio si ossida oltre il suo punto di fumo, perde le sue proprietà strutturanti e la focaccia diventa grassa piuttosto che croccante.

Un lettore mi ha chiesto mesi fa perché la sua focaccia venisse sempre molle. Scoprimmo che usava un olio extravergine di qualità discutibile, probabilmente conservato in una bottiglia trasparente al sole. L’olio esposto a luce e calore si degrada rapidamente, perdendo la capacità di trattenere l’umidità dell’impasto in modo equilibrato.

Consiglio di scegliere oli con una raccolta tardiva, che hanno un sapore più pronunciato e una struttura molecolare più stabile al calore. Non serve spendere cifre esorbitanti: un buon extravergine da 12-15 euro al litro fa il suo lavoro perfettamente.

L’olio di girasole: il compromesso per la croccantezza estrema

Se l’obiettivo è ottenere una croccantezza davvero estrema, l’olio di girasole raffinato merita attenzione. Ha un punto di fumo superiore all’extravergine, intorno ai 230°C, il che consente di raggiungere temperature più alte senza rischi di degradazione.

Mi è capitato di recente di preparare una focaccia per una festa di quartiere usando olio di girasole di qualità superiore, e il risultato è stato sorprendente: la superficie si è caramellizzata in modo uniforme, creando quella crosticina dorata che crunch letteralmente sotto i denti. Non ha lo stesso aroma dell’extravergine, è vero, ma la texture è imbattibile.

L’olio di girasole è anche più neutro al palato, il che lo rende ideale se volete che i condimenti salati o i rosmarini freschi siano i veri protagonisti. Non interferisce con altri sapori, lascia che l’impasto stesso brilli.

La controindicazione è che invecchia più velocemente rispetto all’extravergine. Se non lo usate regolarmente, potrebbe diventare rancido dopo pochi mesi. Verificate sempre l’odore prima di usarlo: deve essere neutro, senza note sgradevoli.

Il blend: il segreto dei panettieri professionisti

I migliori panettieri romani che conosco, quelli che producono focacce che vendono in pochi minuti, usano un blend di oli. Solitamente è una combinazione di 60% olio di semi raffinato e 40% extravergine. Perché funziona?

Il raffinato garantisce croccantezza estrema grazie al punto di fumo più alto e alla maggiore neutralità. L’extravergine apporta il sapore caratteristico e gli antiossidanti che mantengono frescha la focaccia più a lungo. È il compromesso intelligente tra performance tecnica e qualità organolettica.

Se volete provare questa strada, mescolate gli oli freddi, prima di incorporarli all’impasto. Non fatelo a temperature elevate: il calore potrebbe alterare l’equilibrio tra i due.

Gli errori che rovinano tutto

Non usate mai olio lampante o di qualità inferiore. È economico, certo, ma ha un punto di fumo basso e si degrada velocemente, rendendendo la focaccia grassa e pesante. Lo noto subito dal colore della superficie: anzichè dorata, risulta pallida e oleosa.

Evitate di versare l’olio direttamente dall’esterno della focaccia senza incorporarlo bene nell’impasto durante la preparazione. L’olio deve essere emulsionato nella massa di farina e acqua per distribuirsi uniformemente. Se lo aggiungete solo in superficie, non otterrete croccantezza: otterrete unto.

Non conservate l’olio in cucina accanto al fornello. La stabilità chimica degli oli si compromette con temperature elevate e fluttuanti. Un armadio fresco e buio è il luogo ideale. E controllate sempre la data di scadenza: un olio vecchio non farà mai una buona focaccia.

La quantità giusta

Per un impasto di 500 grammi di farina, 300 millilitri di acqua e 10 grammi di sale, usate almeno 50 millilitri di olio di qualità. Non abbiate paura della quantità: l’olio non rende la focaccia grassa se ben emulsionato. Anzi, la protegge dall’essicazione e crea quella struttura alveolare che crunch.

Aggiungete la metà dell’olio all’inizio dell’impasto, e il resto dopo che la gluta si è sviluppata, solitamente dopo 5-6 minuti di lavoro con le mani o con la planetaria. Questo metodo garantisce una distribuzione omogenea.

Il verdetto pratico

Se state iniziando, usate un buon extravergine di oliva. Se volete risultati competitivi e state disposti a sacrificare leggermente il sapore per la croccantezza pura, scegliete il blend o l’olio di girasole raffinato. Quello che importa davvero è la qualità: un olio scadente non vi porterà da nessuna parte, indipendentemente dalla ricetta che seguite.

La focaccia non è complicata, ma esige rispetto per gli ingredienti. Quando comprate l’olio, pensate a quel momento in cui la focaccia esce dal forno e tutti vi chiedono il segreto. Voi potrete rispondere con consapevolezza: è stato l’olio giusto, scelto con cura.

Valentina Pagliani

Valentina, romana, da sempre appassionata di cucina tradizionale, ha imparato a preparare l’amatriciana dalla nonna. Ama raccontare i riti delle festività legate al cibo e condividere consigli pratici sulla scelta degli ingredienti nei mercati rionali.